Immuni – app per contrastare contagi

Immuni è l’app che potrebbe contrastare il Covid-19

immuniL’app è molto semplice da utilizzare e funziona tramite Bluetooth Low Energy, che ha il pregio di consumare poca batteria: non geolocalizza la posizione quindi, ma registra soltanto la vicinanza con altri telefoni, rendendo anonimi i dati.

Ecco come funziona nel dettaglio secondo quanto specificato nella documentazione ufficiale:

l’app associa a ogni dispositivo un codice casuale, che non contiene informazioni identificative dell’utente e del suo dispositivo. Questo codice cambia diverse volte ogni ora allo scopo di tutelare la privacy degli utenti;
1. quando l’utente A entra in contatto con l’utente B (a una certa distanza e per un certo tempo, non specificati nella documentazione ufficiale, ma si parla di un minimo di 2 metri e almeno 15 minuti), i dispositivi si scambiano i rispettivi codici tramite il Bluetooth. L’app riesce così a tenere traccia dei contatti avvenuti, registrando i codici degli altri dispositivi nel telefono (non registra identità degli utenti o luogo di incontro, ma solo l’avvenuto contatto tra due dispositivi);
2. chi risulta positivo al Covid-19 sceglie se condividere su un server i propri codici casuali trasmessi nei 14 giorni precedenti, in modo che gli altri telefoni possano consultarli per vedere se li hanno registrati. In questo modo potranno capire se c’è stato un contatto a rischio con il proprietario di quel telefono e in questo caso ricevere una notifica di allerta.

immuni

Ecco come dovrebbe funzionare, nel dettaglio, questo passaggio: il Dipartimento di Prevenzione dell’ASL competente contatta chi è risultato positivo al tampone per raccogliere le necessarie informazioni e verifica anche se la persona ha installato Immuni.

Se sì, l’operatore sanitario gli chiederà di aprire l’app e di utilizzare la funzione di generazione del codice OTP. L’utente comunica i 10 caratteri che gli compariranno nell’app all’operatore sanitario, che li inserisce nel sistema del ministero della Salute insieme alla data di inizio dei sintomi o, nel caso l’utente sia asintomatico, la data di prelievo del tampone.

immuni medico base

A questo punto l’utente potrà decidere se far partire le notifiche a chi ha avuto un contatto a rischio con lui. Lo potrà fare confermandolo sull’app con un tap: in questo modo le sue chiavi crittografiche (anonime) verranno inviate al server di Sogei (società informatica controllata dallo Stato). Da queste chiavi crittografiche verranno poi tratti i codici casuali prodotti dal suo telefono nei 14 giorni precedenti: solo così questi codici saranno messi a disposizione per la consultazione da parte di tutti i dispositivi che hanno installato Immuni.
Ogni dispositivo con Immuni, infatti, controlla quotidianamente i codici presenti sul server e li confronta con quelli salvati sul dispositivo.
Se viene individuata una corrispondenza (tra codici registrati nel telefono in seguito a un contatto e codici caricati sul server in seguito a una positività) l’app esegue sul dispositivo un algoritmo che, in base alla durata e alla distanza stimata del contatto e sulla base dei criteri stabiliti dal ministero della Salute (non specificati), decide se visualizzare una notifica sul dispositivo dell’utente esposto al rischio di contagio, avvertendolo dell’avvenuto contatto, comunicando la data dello stesso e invitandolo a contattare il proprio medico di medicina generale o il pediatra di libera scelta.

Paolo e Francesca

Comprendere il funzionamento di Immuni richiede un po’ di ginnastica mentale, proviamo con un esempio.

Paolo si siede su una panchina al parco dove è seduta Francesca, che non conosce: lui sta ascoltando un po’ di musica, lei sta leggendo un libro. Dopo una ventina di minuti, Francesca chiude il libro, si alza e fa una passeggiata fino a casa. Il giorno dopo inizia a sentirsi poco bene, ha qualche linea di febbre e difficoltà a respirare, il suo medico le prescrive un test tramite tampone per verificare l’eventuale presenza del coronavirus. Francesca effettua il test, passa un giorno e viene contattata da un operatore sanitario che l’avvisa di essere risultata positiva e che dovrà rimanere in isolamento a casa, avendo cura di segnalare al medico l’eventuale peggioramento dei sintomi.

immuni isolamento

L’operatore propone poi a Francesca, che aveva già installato Immuni, di usarla per segnalare il suo caso, in modo che possano essere avvertite le persone incrociate nei giorni precedenti e con l’app sui loro smartphone. Francesca acconsente, l’operatore le chiede di leggerle un codice che genera l’applicazione (nella sezione “Caricamento dati”), di fornire la provincia in cui vive e indicativamente il giorno in cui ha iniziato ad avere i sintomi.
Queste informazioni vengono inviate dall’operatore al centro dati, dopodiché Francesca ha circa due minuti per premere il tasto “Verifica” sulla sua Immuni, in modo che l’app possa confermare la corrispondenza con il codice inserito dall’operatore e possa avviare il trasferimento delle chiavi che aveva generato nei giorni precedenti (quelle che servono per produrre gli ID ogni 15 minuti). Nessun dato personale o riconducibile a Francesca viene trasmesso e caricato.

Mentre Francesca è a casa a letto con la febbre, Paolo è a passeggio ignaro di tutto. Come ogni giorno, la sua app Immuni si collega al centro dati e chiede l’elenco delle chiavi caricate dalle app dalle persone risultate positive negli ultimi giorni, come Francesca. Scaricata la lista delle chiavi, Immuni verifica eventuali compatibilità con gli ID che aveva captato dagli smartphone delle persone con cui era entrato in contatto Paolo. Trova una corrispondenza con una chiave (quella di Francesca) e attiva quindi una notifica che Paolo vede sullo schermo del suo telefono: Immuni gli segnala di essere entrato in contatto con qualcuno poi risultato positivo e che poteva essere contagioso. Paolo non saprà mai che fosse Francesca la persona contagiosa, ciò che conta è altro: che sappia di essere stato esposto, che applichi qualche precauzione in più e che consulti un medico.

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